Nelson Mandela si è presentato ieri allo stadio alla chiusura del Mondiale di calcio per salutare il pubblico ed ha effettuato un giro di campo, accolto da applausi e dal suono lacerante delle vuvuzelas. E’ stato forse il momento più emozionante dell’intera competizione: più dei gol, dei dribbling, delle prodezze dei fuoriclasse scesi in campo.
Il Mondiale alla fine l’ha vinto il Sudafrica, che ha dimostrato come anche nel continente africano sia possibile organizzare alla perfezione eventi di livello planetario.
Ed il Pallone d’oro (l’ambito premio al miglior calciatore dell’anno) dovrebbe andare proprio a Nelson Mandela, il grande leader africano che con la sua lotta all’apartheid ha permesso la realizzazione di un grande sogno per il suo popolo.
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Il coraggio non è una cosa che s’impara. O ce l’hai o nessuno te lo può dare.
Asamoah Gyan, attaccante ghanese, ieri sera, ha dimostrato di averne di coraggio e tanto.
Al minuto 115 dell’infinita sfida con l’Uruguay, quando il suo alter ego uruguagio Luis Suarez, per evitare un goal certo, respinge un pallone con le mani sulla linea di porta, l’arbitro assegna al Ghana un rigore decisivo.
A presentarsi sul dischetto, è lui Asamoah Gyan che ha segnato già in due occasioni su rigore ai Mondiali, contro Serbia e Australia.
Asamoah sistema il pallone sul dischetto, chissà quanto diventa pesante, in quel singolo istante, il leggero Jabulani. Si porta appresso le speranze di un intero continente. Nessuna squadra africana è mai giunta prima in seminifinale ed, ora, solo undici metri separano il Ghana e l’Africa tutta da quel sogno.
Asamoah può essere l’eroe della giornata, come lo è già stato qualche giorno fa negli ottavi, firmando il gol della vittoria contro gli Stati Uniti, ancora nei supplementari. Asamoah può diventare un simbolo per il suo paese, il primo dell’Africa intera a raggiungere l’indipendenza politica, cinquant’anni fa. Ora può arrivare l’indipendenza calcistica: essere fra le prime quattro squadre al mondo. Magari, poi ci faranno anche un film a Hollywood, come accaduto per la nazionale sudfricana di rugby.
Gyan prende la rincorsa e calcia. Un pallone scagliato con forza, con tutto quello che ha dentro, ma un pallone impreciso, tirato alto, nel mezzo, che si infrange sulla traversa e finisce fuori. Asamoah è incredulo: non riesce a capacitarsi di aver sbagliato.
Intanto non c’è più spazio per giocare, si va alla cinica lotteria e il Ghana è il primo a dovere tornare dagli undici metri per un rito feroce, che pochi istanti prima è stato promessa di gioia e, poi, amara delusione. Chi s’incarica di un tiro tanto delicato, dopo quanto avvenuto? E’ lui, ancora lui, incredibilmente, Asamoah Gyan, il coraggioso. E stavolta non sbaglia, ma non se la sente nemmeno di esultare. E’ come se sentisse che il destino l’ha sfiorato e lui non è riuscito ad afferrarlo.
Sono nell’aria gli errori di Mensah e Adiyiah che arrivano puntuali. In seminfinale ci va l’Uruguay. Asamoah si dispera e piange, come i suoi fratelli del Ghana, espressione che nella loro lingua vuol dire “re guerriero”. Loro lo sono stati, ieri sera, regali guerrieri senza corona mondiale. Perché il coraggio, purtroppo, a volte non basta.
Il Presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, avrebbe deciso di ritirare la “propria” nazionale, per due anni, da tutte le competizioni internazionali. Motivo? Le ex Super aquile(oramai ribattezzati Super polli dai propri tifosi) non riescono a vincere una partita in un Mondiale dal ‘98, ultimo compreso. C’è un precedente che li riguarda, relativo ad un incidente diplomatico verificatosi nel 1996. All’indomani dell’esecuzione nel novembre del 1995 di Ken Saro-Wiwa, attivista per i diritti umani, Nelson Mandela criticò duramente il regime militare di Sani Abacha. Quest’ultimo, per tutta risposta, l’anno seguente ritirò la squadra nigeriana (favorita) dalla Coppa d’Africa.
Resta da capire se la mossa di Jonathan serva solo ai fini della propaganda politica, oppure se ci troviamo difronte a un vero tentativo di azzeramento di un sistema al fine di poter ripartire da zero.
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Gli Italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre.
Si narra la pensasse così Winston Churchill, e noi, quasi, ne siamo orgogliosi. Le cose, ora, sono cambiate. Perché siamo in ottima compagnia: sotto questo punto di vista, siamo un unico, grande, popolo europeo.
In compenso, c’è ancora chi la prende con filosofia. Chi ha ancora chiare le misure, forse perché alla pace e alla libertà non ci si è ancora abituato.
Cheer for Bafana – SA gets first win in Cup
Applausi, gioia, evviva per i Bafana, il Sudafrica vince la sua prima partita del mondiale, titola così Sowetan, uno dei principali giornali sudafricani.
E la felicità è stata condivisa, nella Mary Fitzgerald Square, a Newtown:
I never thought we could beat France, but I am happy that we have at least walked away with a victory under our belt. The World Cup is not over yet, I will still come to the fan park and watch the best teams in the world.
I braved the cold because I knew that the team would do well. I am happy with the changes that the coach had made to the team.
At least we’ve got our first win at the World Cup. It shows that our game has improved. Coming here I was doubtful that they would be able to progress. I am happy with the win.
Sono felici per la vittoria, non avevano mai pensato di poter battere la Francia, sono soddisfatti per le scelte del coach, hanno visto dei miglioramenti nel gioco, e sono contenti. E tutto ciò pur essendo la prima nazione ospitante a non superare il primo turno nella storia dei mondiali.
That is all we wanted. A win over France.
A win over France, già, non siamo mai stati così vicini.
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Malgrado le cose calcistiche non vadano troppo bene ai bafana bafana, non manca la voglia di scherzare ai sudafricani, in particolare a questi due cartoonist, Stephen Francis e Rico. Sono gli autori di questa divertente striscia (la trovate qui sul sito dei loro personaggi), nonché del fumetto ufficiale FIFA dei Mondiali, ovvero le avventure della mascotte della manifestazione Zakumi. M.D.
Nel 2008 un pilota nero vinse per la prima volta il mondiale di Formula 1 e sempre per la prima volta gli Stati Uniti elessero un presidente nero. Potrebbe accadere lo stesso quest’anno ai mondiali di calcio? Una squadra africana che vince la Coppa? Sarà molto, molto difficile, ma non impossibile. Per cominciare quest’anno per la prima volta il mondiale è ospitato in Africa: e nella storia della manifestazione, finora, solo il Brasile è riuscito a vincere un mondiale in un continente diverso dal proprio. Ricordiamoci poi quello che è riuscito a fare la Corea del Sud nel 2002, giocando in casa ed arrivando tra le prime 4!
Sarà inoltre un mondiale giocato in quota, in ambientazioni climatiche particolari e quindi molto fisico: la forza atletica degli atleti africani potrebbe pesare più del tasso tecnico. La nobiltà del pallone rimane sempre favorita: Brasile, Argentina, Inghilterra, Spagna e Brasile sono le nazionali più quotate dai bookmakers. Ma le compagini africane possono vantare tra le proprie file giocatori di calibro internazionale che si sono imposti ai più alti livelli in Europa.
I padroni di casa del Sudafrica non hanno grandi solisti, ma nella Confederation Cup dell’anno scorso hanno dimostrato di contare su un collettivo compatto, anche se non sembrano comunque di essere in grado di compiere l’impresa: già superare il girone di qualificazione (con Francia, Uruguay e Messico) appare davvero arduo.
La Nigeria ha invece qualche chance in più per superare il proprio girone di qualificazione (con Argentina, Corea del Sud e Grecia), ma non sembra anche lei comunque in grado di fare molta strada successivamente.
Il Ghana arriva ai mondiali portando in rosa giocatori affermati come l’interista Muntari e Asamoah (Udinese), a cui si affiancheranno alcuni giovani talenti che hanno vinto lo scorso anno il mondiale Under-20, come il milanista Adiyah, che però non abbiamo potuto ammirare nel nostro campionato: chissà che, trascurato dal Milan, non esploda in Sudafrica… Il Ghana si trova però in un girone durissimo, con Germania, Austria e Serbia. E inoltre dovrà fare a meno di Essien, il talentuoso centrocampista del Chelsea, che non ha recuperato da un grave infortunio.
Discorso diverso invece per Costa d’Avorio e Camerun.
La Costa d’Avorio ha l’handicap di un girone di ferro (Brasile, Portogallo e la più abbordabile Corea del Nord) ma può contare sulla stella Didier Drogba e giocatori del calibro di Yaya e Kolo Touré (Barcellona e Manchester City), Keita (Barcellona), Kalou (Chelsea), Eboué (Arsenal), Zokora (Siviglia), Koné (Marsiglia). Se supera il girone, attenzione: può arrivare lontano.
Il Camerun è la squadra africana con più presenze alle fasi finali dei mondiali. La stella di prima grandezza è Samuel Eto’o, a cui daranno man forte Alexandre Song (Arsenal), M’Bia (Olympique Marsiglia) e Jean Makoun (Lione). Il girone non è impossibile: c’è la fortissima Olanda, ma Danimarca e Giappone sono alla portata dei “leoni indomabili”.
Attendiamo quindi davvero curiosi di vedere le prestazioni degli atleti africani. E ci chiediamo: anche per l’Italia il mondiale avrebbe potuto essere “nero” se fosse stato convocato Mario Balotelli?