Archivio delle Categorie: Fratelli d’Italia

Tutti tedeschi appassionatamente

“L’integrazione, la miscela di differenti culture, sono il vero punto di forza della nazionale di calcio della Germania che insegue il sogno mondiale”.

Sono parole di Franz Beckenbauer che, con la nazionale tedesca,  è riuscito a vincere i Mondiali sia da calciatore che da allenatore. Una nazionale che, come spiega il Kaiser, attualmente è lo specchio della grande integrazione che ha cambiato il volto della popolazione tedesca. I vari Podolski, Ozil, Klose, Cacau e via discorrendo sono lì a testimoniarlo. Poi uno osserva la nazionale italiana. E la questione inizia a farsi interessante.

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Quelli della mozione Prandelli

Quando siamo stati eliminati dal mondiale, i paragoni tra la nazionale e il Paese si sono sprecati. Annoiando anche un po’ – siamo sinceri – che si scopre solo in occasione dei mondiali che in Italia non tutto è perfetto.

Finalmente è arrivata l’intervista a Prandelli, a cambiare l’aria. Pur senza voler continuare con il parallelo, una speranza possiamo concedercela:

Chiamerà Cassano e Totti?
”Vorrei evitare di far nomi, saranno convocati i giocatori che meritano di indossare la maglia azzurra, sarà una scelta meritocratica. Mi auguro di poter portare in nazionale giocatori di grandi qualità. Il rapporto con Totti è straordinario ma in questo momento non sto pensando a lui”.

Ha delle preclusioni su oriundi?
”Se hanno cittadinanza italiana e giocano bene non vedo perché non convocarli”.

[...]

Cosa chiede ai club italiani, di avere il coraggio con i giovani?
”Sono sempre più convinto, avendo lavorato con i giovani all’inizio della mia carriera, che il futuro del calcio è il settore giovanile. Le società devono investire nel settore giovanile, bisogna avere la forza di lavorarci. A Firenze si è investito molto in questo settore e sono convinto che a breve ci saranno risultati”.

Come può crescere il prodotto Italia se chi dovrebbe dargli fiducia (vedi l’Inter) poi punta solo sugli stranieri?
”I ragazzi interessanti ci sono. I club inseguono il risultato in modo veloce e puntano su giocatori più esperti. Alla lunga però sono convinto che anche i grandi club torneranno a programmare e punteranno sui giovani”.

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Sole sui tetti dei palazzi in costruzione

Faceva strano, molto strano. Io ripensavo a Roberto Baggio, alla Nigeria, alla Spagna, alla Bulgaria. E poi, dai, anche un po’ a Christian Vieri e alla Norvegia, quattro anni dopo.

La palla è per Baggio, e gol di Roberto Baggio […] Roberto Baggio, sembrava tutto finito!

Vieri, Vieri, tiro, sì, grande! Grande Grandissimo! Grandissimo, Vieri!

Io ripensavo a questo, mentre ascoltavo i bambini che giocavano ai mondiali, ieri. Con Iaquinta e Di Natale, certo non doveva essere la stessa cosa.

Anche perché, a voler essere puntuali, quali gol degli azzurri ti racconto all’oratorio, quest’anno?

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Passatemi la battuta

Lippi nel precampionato (agosto 2009) disse che la Juve avrebbe vinto lo scudetto.

Dopodichè, causa impegni personali, decise di spegnere la tv e, a giudicare dalla formazione dell’Italia in Sudafrica, a giugno 2010 era convinto di aver azzeccato il pronostico.

Ma era ignaro del fatto che la Juve fosse arrivata settima, che avesse avuto la sestultima difesa del campionato (con centrali Cannavaro e Chiellini), che Camoranesi in campo era stato visto pochissimo e che Iaquinta era riuscito a realizzare solo 6 reti in tutto il campionato.

Oh, che volete, ognuno ha i suoi impegni.

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Dov’è la vittoria

La Nazionale di calcio torna a casa eliminata al primo turno. 2 pareggi, 1 sconfitta, nessuna vittoria. Diciamo la verità: la cosa non ci ha sorpreso più di tanto. Pochi erano convinti di fare molta strada con questa squadra. L’unico a crederci era Lippi, che a un certo punto, dopo le prime deludenti partite, si è messo a parlare come Berlusconi: “Non c’è nessuna crisi, bisogna avere fiducia“. Speriamo che il Paese non faccia la fine degli azzurri (intesi come i giocatori, non il Pdl).
Inutile comunque stare a fare processi e rinfacciare mancate convocazioni: il panorama del calcio italiano non offre infatti molto di meglio. Ed ora toccherà al nuovo CT Cesare Prandelli rifondare la nostra squadra. Impegno arduo, visto quello che passa attualmente il convento. C’è chi parla di valorizzare di più i vivai nostrani, e chi addirittura, come il presidente FIGC Abete, invoca di puntare sugli immigrati.
Già, così come sostengono il Paese contribuendo ai fondi INPS, incrementando la crescita demografica, e svolgendo lavori utili, gli extracomunitari potrebbero dare una bella mano, anzi piede, per alzare il livello del nostro calcio.
Come dice anche Mario Sconcerti nelle ultime righe del suo commento sul “Corriere“: “O apriremo le porte a un’idea di Paese diverso, o saremo sempre più in difficoltà“.

P.S.: intanto c’è chi dice anche che Lippi potrebbe farsi nominare ministro. Così, per evitare processi.

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Lippse dixit

Bisogna costruire il gioco di una squadra in base agli elementi che la compongono, in particolare gli attaccanti. Scelte diverse sono forzature.

Ci vule elasticità, concretezza e non rigidità, esasperazione. E’ importante, soprattutto, mandare in campo giocatori che abbiano acquisito la mentalità giusta, che capiscano che una squadra è tale e non un insieme di individualità, che siano disposti a sacrificarsi per la squadra e non solo per il proprio personale vantaggio, che avvertano l’orgoglio di appartenere al gruppo e a esso subordino le proprie ambizioni…

Marcello Lippi, Il mio calcio, Sperling & Kupfer, 1997

M.D.

Abbiamo perso contro noi stessi

In trentacinque minuti abbiamo avuto tutto le risposte che cercavamo. Abbiamo affrontato questo girone non pensando – come si temeva alla vigilia – di essere inferiori, ma pensando di aver già superato il turno. Quando da ragazzino ti raccomandano di non sottovalutare l’avversario lo fanno perché se mai dovessi trovarti nella condizione di dover battere la Slovacchia, tu possa non fare figuracce. Abbiamo visto Chiellini farsi recuperare più volte da un tale Vittek, che lo anticiperà anche nel finale, insaccando il 2 a 0.

E in quel momento sembrava che fosse colpa della preparazione atletica, perché no, non può essere l’Italia quella squadra così molle, lenta e impaurita. Poi è arrivato il gol di Quagliarella, sì, Quagliarella, il primo gol è stato suo. E allora Zambrotta ha perso dieci anni, la maglia di De Rossi è diventata rossa con inserti gialli, Pepe si è ricordato di poter cercare l’uno contro uno.

Abbiamo anche imparato che senza Andrea Pirlo – a metà servizio –, capace di dettare i ritmi e di aprire il gioco, non si va da nessuna parte. (La svolta che ha impresso alla partita pone un quesito rispetto alla vittoria di quattro anni fa: senza di lui, come sarebbe andata a finire?) Abbiamo scoperto che non è sufficiente giochicchiare, in maniera scolastica, e c’è voluto Fabio Quagliarella, dimenticato per duecentocinquanta minuti, a mostrarcelo. Dimenticato, e nessuno saprà mai per quale motivo. Le sue lacrime, alla fine della partita, sono l’icona del rimpianto per non aver avuto coraggio.

Il terzo gol slovacco diventerà un’altra icona, quella della fine di un ciclo, cominciato nel 1998, che quattro anni fa ci ha regalato la soddisfazione più grande, per la quale saremo eternamente grati.

p.s. un mio allenatore, il più “tosto” che abbia mai avuto, aveva scritto sulla cartelletta who dares win, già.

S.C.

A casa, porca vacchia!

Senza gioco, senza idee, senza corsa. E soprattutto, senza convinzione e personalità. Morale: si torna a casa, nonostante fossimo capitati in un girone per niente ostico. Un passo indietro rispetto a 2 anni fa con Donadoni, quando agli Europei riuscimmo a superare almeno il primo turno, in un girone poi ben più duro di questo. Eppure in questo ultimo match le nostre occasioni le abbiamo avute (con l’ultima di Pepe sprecata clamorosamente), frutto però più della disperazione e, diciamolo, anche dei limiti di chi ci stava di fronte: la Slovacchia, non Argentina o Brasile, porca vacchia! Lippi, vittorioso condottiero del 2006,  saluta mestamente l’azzurro. Ne eredita la guida Cesare Prandelli: sinceramente, pochi in questo momento lo invidieranno, perché l’impressione è che questa Nazionale ci metterà un bel po’ prima di risollevarsi e tornare ai livelli che le competono. Lasciamo stare i rimpianti per Cassano e Balotelli: il barese 2 anni fa agli Europei non aveva certo fatto sfracelli, e l’interista deve ancora dare prova di maturità come uomo, perché il talento non basta. E poi i problemi che assillano la nostra squadra sembrano talmente complessi che forse nemmeno un Maradona od un Pelé basterebbero a risolverli: ci sono evidenti limiti di gioco e impostazione. Soprattutto, tra i giovani, non si vedono all’orizzonte ricambi adeguati ai titolari di oggi. E il fatto che a vincere la Champions sia stata sì una squadra italiana, ma composta tutta da stranieri, dovrebbe fare riflettere. Prandelli dovrà avere molta pazienza. E anche noi con lui.

P.S.

Ringhiare non è roba per tutti

Con ogni probabilità oggi vedremo gli azzurri schierati con un 4-3-3. I dubbi da sciogliere sono in attacco: possibile l’impiego di Di Natale, Iaquinta e Pepe. I tre si conoscono bene. Hanno militato assieme nell’Udinese, stagione 2005/06, e non fu propriamente un successo, soprattutto a causa della difficoltà di conciliare impegni di Coppa e di Campionato: Udinese tredicesima (in seguito a Calciopoli, undicesima), 9 reti sia per Iaquinta che per Di Natale. Quella stagione, però, è stata quella della svolta per entrambi gli attaccanti: il primo partecipò alla spedizione azzurra a Berlino, il secondo, proprio a seguito dei mondiali, cominciò a frequentare stabilmente Coverciano.

Oggi rientrerà tra gli undici titolari Rino Gattuso. Una stagione in sordina (in panchina?) per lui, e diversi acciacchi. Il suo ingresso ci insegna che Lippi non crede alla storia dei limiti tecnici della Nazionale, o magari ci crede, ma non sembra convinto che sia con l’innesto di giocatori tecnicamente più validi che si risolva il problema. Il problema si risolve con uno psicologo, con uno che entra in campo battendo il pugno contro il palmo dell’altra mano, urlando a bocca aperta espressione incomprensibili. Incitamento puro, adrenalina pura.

Stiamo ancora aspettando che si gonfi la giugulare di Daniele De Rossi, come succede all’Olimpico, e perciò è la volta di Rino Gattuso.

Tutti tranne l’Italia

Pizza, pasta, mafia, Berlusconi. Cosa spinge un gruppetto di tedeschi a girare un video, augurandosi che il mondiale lo vinca chiunque tranne l’Italia, snocciolando una serie di luoghi comuni sul bel paese?

Bah, sarà mica colpa di questo?