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La Roja non basta

Oltre un anno fa, quando la Spagna  calcistica era acclamata campione europeo e quella tennistica si preparava a trionfare in Coppa Davis, gli iberici gongolavano con spot come questo dell’Adidas.

Si faceva il verso ai supereroi americani della Marvel – Fabregas cita persino Spiderman – , el podere de la “Roja“, la magica maglia rossa della selecion. Bueno, ieri i superpoteri non sono bastati, con gli svizzeri che, da bravi banchieri, hanno aperto e  chiuso il conto con la leziosità stucchevole dei paella boys di Don Vincente Del Bosque.

Ora tutti parlano di Spagna ridimensionata, compresi i giornali iberici (che, in quanto a senso della misura, rivaleggiano con il tg4 di Emilio Fede). In parte è vero, in parte è accaduto quello che, prima o poi, accade a tutti i supereroi. Scoprono di avere un nemico mortale, in grado di fregarli. Superman ha Lex Luthor, Batman il Joker, le Furie Rosse hanno… lo specchio.

Compiacersi del proprio gioco, pavoneggiarsi in orizzontale con fraseggi continui, pensare di aver vinto le partite prima ancora di averle giocate, ecco i limiti arroganti di una squadra che, comunque, anche ieri, in una giornata no, ha confermato qualità tecniche enormi.  Il potere della Roja scorre potente in loro, solo che  bisogna anche ricordarsi di tirare in porta qualche volta.

M.D.

Cura de humildad

Qui sotto, il restyling:

La Spagna, finalmente

Doveva arrivare, ed è arrivato. Il giorno della Spagna. Sulla carta, la nazionale iberica sembra la favorita, nonostante le sue esperienze al mondiale non siano mai state brillanti: su 12 partecipazioni ha raggiunto solo una volta la semifinale e mai la finale. Ma, si sa, c’è una prima volta per tutto.

E la prima volta potrebbe essere proprio questa, perché la rosa della Spagna è formata da giocatori straordinari, uno più forte dell’altro. L’eccellenza in qualsiasi reparto.

In porta l’inamovibile Iker Casillas, ritenuto uno dei migliori portieri del mondo, insieme a Buffon, Julio Cesar e Cech. Davanti a lui una classica difesa a quattro: centrali Puyol e Piqué – la coppia centrale del Barcellona –, sugli esterni Sergio Ramos e Capdevilla, tanto bravi a difendere quanto a spingere.

Davanti alla difesa, Busquets dovrebbe avere il posto assicurato, come uomo d’equilibrio. Da qui in poi cominciano i – piacevoli – problemi per Del Bosque. Prima di tutto: una o due punte? Perché è da questo dilemma che dipende la disposizione a centrocampo. La Spagna gioca meglio con una sola punta, supportata da quattro giocatori di qualità ma come scegliere tra Fernando Torres e David Villa? (Oggi Torres dovrebbe partire in panchina, ancora convalescente). Candidati per un posto a centrocampo ci sono Iniesta, Xavi, Xabi Alonso e Silva. Ma non dimentichiamo Fabregas, anche se il giocatore dell’Arsenal sembra leggermente sfavorito per una maglia da titolare a causa di alcuni problemi fisici. Tutti ottimi palleggiatori, ed è infatti su questo che si basa il gioco della Spagna: fitta rete di passaggi, in attesa del varco giusto.

Si tratta di una squadra formata da giocatori con doti tecniche eccezionali, nella quale le riserve possono subentrare senza creare scompensi. Gestendoli correttamente, le speranze per arrivare in fondo sono tante. Ma – per tornare all’inizio di questo post – non è la prima volta che la Spagna rientra tra le favorite, con i risultati che abbiamo detto: i problemi, alle volte, non sono nei piedi.

S.C.