Archivio delle Categorie: Ottavi

La Spagna ha già vinto

Gli spagnoli, della scaramanzia, se ne fanno un baffo. Sono già vincitori:

El Mundial de Villa

Titola Marca, che chiude l’articolo facendo finta di dimenticarsi di dire:

P.D.: Se me olvidaba, Cristiano Ronaldo nada de nada ante Puyol y Piqué.

Si erano dimenticati (sì, ciao) di scrivere che Cristiano Ronaldo è stata annullato da Puyol e Piqué.

Se ne sono ricordati poi, e allora via col dito nella piaga:

Un capitàn debe defender al grupo. [...] En los momentos difíciles debe de dar la cara por el grupo.

Chissà quanto hanno gongolato nel sentire i rimproveri di Luis Figo al capitano portoghese. E d’altra parte è lo stesso Ronaldo a divertire gli iberici:

Me siento destrozado, tengo derecho a sufrir solo.

A pezzi, vuole soffrire da solo.

29 giugno festa nazionale, quindi. In Spagna, ma non a Barcellona, dove il sindaco Jordi Hereu ha vietato l’installazione di maxi-schermi per evitare che le maglie rosse invadessero la città. Questo nonostante ben 8 giocatori della Spagna militino nel Barcellona, e tra questi David Villa, el matador. Chissà se in Catalogna hanno anche loro una radio.

S.C.

La cinica lotteria

Al termine di una partita molto equilibrata e non certo spettacolare, il Paraguay ha sconfitto per 5 a 4 ai rigori il Giappone.
E se  è vero, come canta il poeta, che non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, Yūichi Komano si ricorderà comunque a lungo il  fatale errore dal dischetto che è costato alla nazionale del Sol Levante un posto nei quarti e nella storia.

E’ la cinica lotteria dei calci di rigore, come cantavano Elio e le Storie tese qualche anno fa, o come direbbe Giampiero Galeazzi, la spietata “rouloutte russa” dei penalty.   Accade sempre più spesso nelle grandi manifestazioni (Mondiali, Europei, Champions), più o meno da quando abbiamo deciso che la monetina era un sistema un tantinello spartano e la ripetizione del match, un lusso insostenibile per i calendari compressi del calcio moderno.
Certo, fermarsi a 11 metri da un sogno, per pochi centimetri di traversa, come è accaduto oggi al Giappone, non è cosa piacevole.  Ne sappiamo qualcosa noi italiani che, ai rigori, ci siamo giocati le ultime due finali mondiali – quella vittoriosa del 2006 e quella persa del 1994 -, gli Europei del 2008 e, ancora, i Mondiali del ’98. Forse, la sconfitta più dolorosa resta quella con l’Argentina di Maradona a Italia 90, quando il misconosciuto portiere Goyogochea iptonizzò Donadoni e Serena.
Anche gli inglesi con i penalty non hanno un buon feeling e, nelle tre occasioni, in cui sono arrivati a giocarsi dal dischetto match mondiali, hanno sempre perso. Più equilibrato il record dei francesi, che di rigore hanno vinto (2 volte) e perso in egual misura. Buono anche lo score dell’Argentina che ha vinto in tre occasioni e perso una sola volta.
I veri specialisti però sono i tedeschi: 4 vittorie mondiali su 4 disputate, dal dischetto.
Al di là delle statistiche, comunque, l’unica verità riguardo ai rigori l’ha detta uno che se ne intende, il Divin codino, Roberto Baggio:

I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli.

M.D.

Dov’è finita la Selecao?

Dimenticate la difesa ballerina e le improbabili ammucchiate offensive di Parreira, che si inventò un – fantasioso e poco disposto al sacrificio – quadrato “magico” d’attacco, composto da Adriano, Kakà, Ronaldo e Ronaldinho.

Dunga non smentisce le proprie origini teutoniche: l’approccio alla partita del Brasile formato Sudafrica è lo stesso che ebbe Dunga durante la militanza in Serie A: ordine, aggressività, movimento studiati, provati e riprovati, poco spazio alla fantasia, tanto alla concretezza. E così ci troviamo con una difesa da esportazione, made in Italy, composta da Julio Cesar, Maicon, Lucio e Juan, capaci di difendere, sì, ma capaci anche di andare a segno: già in due occasioni Maicon e Juan hanno sbloccato il risultato. I viaggi solo andata di Roberto Carlos, tanto divertenti, sono solo un ricordo.

A fare da barriera, Gilberto Silva e Felipe Melo (ieri indisponibile, ma difatti titolare). Il primo, a 34 anni, è oramai in parabola discendente, il secondo ha appena disputato un campionato decisamente deludente. Se Dunga ha optato per loro, una ragione c’è: pochi fronzoli e “tanta legna” a centrocampo, e l’inevitabile paragone Melo – Chuck Norris sul web è risultato inevitabile. Se poi, come cerniera tra centrocampo e attacco, ti sostituisco Elano (indisponibile ieri) con Dani Alves, che di fatto è un esterno di difesa, abbiamo un’ulteriore conferma.

Davanti, infine, Dunga ha scelto il centravanti più europeo di tutto il Sudamerica. Luis Fabiano, O’ Fabuloso, non brilla certo per spettacolarità delle giocate. Tanti gol, rapidità d’esecuzione in area e a suo agio sul filo del fuorigioco, ma tutt’altra pasta rispetto alle giocate di Pato e Ronaldinho. Anche loro avranno ripiegato sulle nozze e sull’esame di maturità, come Cassano e Balotelli? Chi ci consolerà? Kakà e Robinho. Già. Kakà, delusione dei tifosi madridisti, il quale si è già beccato tre cartellini gialli (due nella stessa partita) che sembrano esattamente il sintomo di uno stato di forma scadente. E Robinho, rispedito in prestito dal Man City in patria, a gennaio.

La vittoria di ieri sul Cile per 2 a 0 sembra confermare la bontà delle scelte di Dunga. Che sarà mai, il Cile, direte voi. Beh, questo Cile non era da sottovalutare: tanti giocatori europei d’adozione e secondo classificato nel girone sudamericano di qualificazione al mondiale, a un solo punto dal Brasile, con 32 reti segnate (i verdeoro ne misero a segno 34, l’Argentina 23). Rivoluzione difensiva in atto, quindi. Chissà che un po’ di equilibrio non faccia male, e non porti a qualcosa di buono.

S.C., tratto da Giornalettismo.

Siete pronti alla moviola?

Sì, è vero. Ce ne eravamo dimenticati. Infortunati illustri, il pallone, la staffetta: ci siamo dimenticati il tormentone tecnologia applicata al calcio – la moviola in campo – e, quindi, l’inadeguatezza degli arbitri. Fortuna che c’è la Rosa a ricordarcelo, lanciando addirittura un appello da firmare, al grido Blatter, mai più così.

Blatter, qualche mese fa, dichiarava, con un certo tono di scherno:

Va bene, organizzeremo un campionato arbitrato con i video e uno con sette arbitri.

Sono bastati (?) il gol annullato all’Inghilterra e il fuorigioco non fischiato in occasione della prima rete dell’Argentina contro il Messico, per abbassare le orecchie:

Il calcio è un gioco dinamico, e nel momento in cui c’è una discussione sul fatto che il pallone abbia superato o no la linea, e quindi se sia gol, si potrebbe dare la possibilità alle due squadre di chiedere che venga esaminato il replay, una o due volte come succede nel tennis.

E’ ovvio che, dopo l’esperienza fatta finora in questo Mondiale, sarebbe un non senso non riaprire il dossier sulla tecnologia per la linea di porta.

Certo, Blatter, ma anche Platini, nel marzo 2008:

Contrario, contrarissimo. Sarebbe la fine degli arbitri, relegati in tribuna a guardare un monitor. Non scherziamo, il football è un gioco per esseri umani. Io ho vinto e ho perso per gli errori degli arbitri. E allora? L’arbitro è solo a decidere in mezzo a 24 tv: il 50% delle volte, poverino, tira ad indovinare, ma non sbaglia certo apposta. La moviola sarebbe la sua morte: ad ogni fuorigioco tutti fermi a guardare le immagini, così le partite durerebbero cinque ore e così finisce il calcio. Proviamo un’altra soluzione, la tecnologia lasciamola perdere.

Il dibattito è aperto, tutti possono cambiare idea. Certo, però, che c’è chi lo dice da una vita:

Da trent’anni, al Processo, ascoltiamo la voce della gente, che chiede di farla finita con le partite alterate da errori tanto gravi quanto evitabili. In tutti gli sport, ormai, dal basket al tennis, ci si avvale dell’aiuto degli strumenti audiovisivi. E’ rimasto solo Blatter a difendere un sistema opaco, indifendibile, che altera le partite e toglie credibilità anche alle sfide più importanti, come ha sottolineato lo stesso Fabio Capello. Io proseguirò in questa battaglia, sicuro che alla fine, a furor di popolo, la spunteremo.

Irriducibile, Aldo Biscardi.

S.C.

Fuori la Slovacchia, con onore, però

Finisce oggi il mondiale della Slovacchia (sconfitta 2 a 1 dall’Olanda, Robben e Snejder, Vittek allo scadere su rigore), come ci si poteva aspettare. Ciò che non ti aspetti è la fatica fatta dall’Olanda. Se da una parte c’erano in campo Robben e Snejder che, agendo sulla trequarti, si confermano essere due funamboli e cecchini formidabili, dall’altra troviamo un’ottima organizzazione di gioco in fase difensiva. Pressione costante sul portatore di palla (più volte gli avanti slovacchi hanno pressato il portiere pur sapendo che recuperare palla fosse impossibile), costringendo l’Olanda a cercare di scavalcare il centrocampo. Un invito a nozze per le torri slovacche. Pressione costante, dicevamo, senza però creare voragini difensive, anzi, riuscendo a coprire gli spazi. Il tutto, aiutandosi con qualche entrata ruvida. Ma che ci devi fare, è la Slovacchia, mica il Brasile di Felipe Melo (?).

Poi, vabbè, palla conquistata e non si sa che farne, se non affidarla alla velocità di Stoch (168 cm in una squadra di vatussi, classe 1989, da seguire). E così ti succede che intorno al 65°, per due volte, l’Olanda trema. A salvarla, i miracoli di Stekelenburg.

L’Olanda, posso dirlo?, non mi ha impressionato, e dalla prossima si comincia a fare sul serio.

S.C.

Le leggi di Murphy applicate al calcio

Primo teorema di Beckenbauer
I tedeschi non sbagliano mai i Mondiali, gli inglesi sempre.

Legge di gravità di Loew
Non chiederti cosa faccia Klose tra un mondiale e l’altro, convocalo solo ogni quattro anni e vedrai che segnerà.

Principio di Klinsmann sull’odore
Se il tuo  secondo, e poi sostituto sulla panchina della nazionale,  indossa per scaramanzia lo stesso completo durante l’intera manifestazione, ricordagli di appendersi un arbre magique alla giacca.

Costante di Hurst
Chi di goal fantasma ferisce, primo o poi di goal fantasma perisce.

Corollario alla prima legge di Boskow
Gli errori arbitrali fanno parte di questo gioco. Questo gioco a volte fa incazzare di brutto.

Regola di Rosetti
Le possibilità di sputtanamento planetario, per una arbitro, sono inversamente proporzionali alla bravura dei suoi guardalinee.

Principio di sir Fabius Hair
Se hai vinto tutto nella tua carriera, puntando sulla difesa e sull’affidabilità del portiere, stai certo che nella partita più importante della tua vita, difensori e portiere sbaglieranno tutto.

M.D.

Inghilterra-Germania: ricordando il ‘66

Penso che oggi la giustizia divina abbia svolto egregiamente il proprio compito.

È la Finale di Coppa del Mondo del 1966, guardate cosa accade al minuto 1:27 del video:

L’Inghilterra segnò un gol più che sospetto, probabilmente decisivo per la vittoria finale.

Oggi, 27/06/2010, ottavi di finale di un Mondiale, succede questo:

A 44 di distanza, giustizia è fatta.

P.R. – anche – su I mondiali come non li avete mai letti

MessiKO

Il gioco corale del giovane Messico contro le indivualità della stellare Argentina. Vincono i gauchos, sfruttando le loro giocate e gli errori altrui (avversari e terna arbitrale: gli italiani Rosetti e Ayroldi, quindi un’altra brutta figura per la nostra federazione). Messi non segna ancora. In compenso assistiamo ad un supergoal da parte di Tevez, il giocatore che per temperamento si può considerare l’erede di Diego Maradona. Il 3 a 1 finale è comunque troppo pesante per quanto visto (e non visto da Rosetti) sul campo.

P.S.

Suarez, e la Celeste vola

La Celeste è la prima nazionale a raggiungere i quarti di finale, attraverso una prestazione assolutamente discontinua per quanto riguarda il gioco, ma compensata da una carica agonistica che quando incrocia i piedi di Forlan e Suarez (autore della doppietta che vale il passaggio del turno) fa paura a tutti. Dopo la strepitosa stagione all’Ajax (47 gol in 47 presenze) il mondiale sembra consacrare il talentino sudamericano.

Muslera, finora impeccabile, ci mette del suo in occasione del pareggio coreano, e allo scadere rischia per la seconda volta di mandare tutto all’aria. Sapevamo che sarebbe stata solo questione di tempo, e fortunatamente è andata bene.

Uruguay ai quarti di finale, non succedeva dal 1966, lo stesso anno in cui ci umiliò la Corea del Nord.