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Che mondiale è senza staffetta?

Il terzo – e ultimo – tormentone premondiale, tutto degli italiani, un popolo di allenatori, è il dualismo tra numeri dieci. La staffetta, inaugurata da Mazzola e Rivera nel 1974 è stata riportata di moda da Alessandro Del Piero, in Francia, nel 1998.

In Francia Del Piero arriva acciaccato e durante la partita d’esordio tocca a Roberto Baggio trascinare l’Italia contro il Cile, prima servendo a Vieri uno splendido assist per il vantaggio azzurro e, all’84°, realizzando il rigore che fisserà il risultato sul 2 a 2. Contro il Camerun è ancora il Divin Codino a confezionare l’assist per il primo gol italiano. La terza partita del girone vede invece l’esordio dal primo minuto di Pinturicchio, che su punizione imbecca Vieri. Nel finale l’inevitabile staffetta: entra Baggio, e segna. Saltiamo ai quarti di finale, quando sarà ancora staffetta. Del Piero viene sostituito al 67°, e Baggio sfiorerà il golden gol, nei supplementari con una volée. Francia ’98, per noi, si stampa qui, sulla traversa.

Nel 2002 è ancora tormentone. Totti o Del Piero, Del Piero o Totti? Entrambi saranno protagonisti: Alex, appena subentrato a Totti, metterà a segno una rete decisiva – al momento: si rivelerà non esserlo, per una strana combinazione astrale – contro il Messico, nell’ultima partita del girone. Il Pupone passerà poi alla storia per merito di Byron Moreno che, nell’arena asiatica preparata dai tifosi sudcoreani, espellerà il giocatore per doppia ammonizione al 104°. Il nostro mondiale si chiude con la beffa del perugino Ahn.

Destinato a chiudersi con gli azzurri sul gradino più alto, il Mondiale 2006 ci regala ancora il dualismo Totti – Del Piero. Vi ricordate chi trasformò il rigore procurato da Grosso contro l’Australia, ed esultò con il ditone in bocca? Esatto. E non ci vuole molta immaginazione se vi chiedo: al posto di chi è subentrato? Esatto.

Ricostruendo questo percorso è evidente che raramente due trequartisti – chiamiamoli così – sono stati in campo contemporaneamente. In Germania, però, quando è successo ci hanno regalato qualcosa di indementicabile: palla che si impenna fuori dall’area italiana, Cannavaro non ci pensa due volte e – da leader – si fionda a recuperare il pallone. Palla a Totti, che la gioca in profondità su Gilardino. Gilardino può andare sul fondo, ma temporeggia, punta Metzelder e gioca, senza guardare, il pallone sulla sinistra, dove accorre Del Piero, che con un tiro a giro insacca il più classico dei gol alla Del Piero.

Siamo arrivati al 2010. E quest’anno è stato smentito il tormentone della staffetta tra numeri 10. Abbiamo un po’ meno fantasia in rosa ma, anche in questo caso, attendiamo smentite.

S.C.

Un mondiale nero?

Nel 2008 un pilota nero vinse per la prima volta il mondiale di Formula 1 e sempre per la prima volta gli Stati Uniti elessero un presidente nero. Potrebbe accadere lo stesso quest’anno ai mondiali di calcio? Una squadra africana che vince la Coppa? Sarà molto, molto difficile, ma non impossibile. Per cominciare quest’anno per la prima volta il mondiale è ospitato in Africa: e nella storia della manifestazione, finora, solo il Brasile è riuscito a vincere un mondiale in un continente diverso dal proprio. Ricordiamoci poi quello che è riuscito a fare la Corea del Sud nel 2002, giocando in casa ed arrivando tra le prime 4!
Sarà inoltre un mondiale giocato in quota, in ambientazioni climatiche particolari e quindi molto fisico: la forza atletica degli atleti africani potrebbe pesare più del tasso tecnico. La nobiltà del pallone rimane sempre favorita: Brasile, Argentina, Inghilterra, Spagna e Brasile sono le nazionali più quotate dai bookmakers. Ma le compagini africane possono vantare tra le proprie file giocatori di calibro internazionale che si sono imposti ai più alti livelli in Europa.
I padroni di casa del Sudafrica non hanno grandi solisti, ma nella Confederation Cup dell’anno scorso hanno dimostrato di contare su un collettivo compatto, anche se non sembrano comunque di essere in grado di compiere l’impresa: già superare il girone di qualificazione (con Francia, Uruguay e Messico) appare davvero arduo.
La Nigeria ha invece qualche chance in più per superare il proprio girone di qualificazione (con Argentina, Corea del Sud e Grecia), ma non sembra anche lei comunque in grado di fare molta strada successivamente.
Il Ghana arriva ai mondiali portando in rosa giocatori affermati come l’interista Muntari e Asamoah (Udinese), a cui si affiancheranno alcuni giovani talenti che hanno vinto lo scorso anno il mondiale Under-20, come il milanista Adiyah, che però non abbiamo potuto ammirare nel nostro campionato: chissà che, trascurato dal Milan, non esploda in Sudafrica… Il Ghana si trova però in un girone durissimo, con Germania, Austria e Serbia. E inoltre dovrà fare a meno di Essien, il talentuoso centrocampista del Chelsea, che non ha recuperato da un grave infortunio.
Discorso diverso invece per Costa d’Avorio e Camerun.
La Costa d’Avorio ha l’handicap di un girone di ferro (Brasile, Portogallo e la più abbordabile Corea del Nord) ma può contare sulla stella Didier Drogba e giocatori del calibro di Yaya e Kolo Touré (Barcellona e Manchester City), Keita (Barcellona), Kalou (Chelsea), Eboué (Arsenal), Zokora (Siviglia), Koné (Marsiglia). Se supera il girone, attenzione: può arrivare lontano.
Il Camerun è la squadra africana con più presenze alle fasi finali dei mondiali. La stella di prima grandezza è Samuel Eto’o, a cui daranno man forte Alexandre Song (Arsenal), M’Bia (Olympique Marsiglia) e Jean Makoun (Lione). Il girone non è impossibile: c’è la fortissima Olanda, ma Danimarca e Giappone sono alla portata dei “leoni indomabili”.
Attendiamo quindi davvero curiosi di vedere le prestazioni degli atleti africani. E ci chiediamo: anche per l’Italia il mondiale avrebbe potuto essere “nero” se fosse stato convocato Mario Balotelli?

P.S.

E se bastasse?

Vista da questa prospettiva – di un italiano in Germania – sembra che la nazionale tedesca non abbia nulla da perdere. Tutto è iniziato con il drammatico suicidio del portiere e capitano dell’Hannover – nonché probabile ultimo difensore in Sudafrica – Robert Enke, seguito, a Maggio, dall’infortunio di Michael Ballack. Fino al recente ritiro – alla vigilia delle convocazioni – di René Adler, portiere del Bayern Leverkusen convocato come sostituto di Enke. E’ come se il destino avesse già giocato la sua parte e ora tutto dipendesse da gambe e fiato.

Se poi – per accontentare i più scettici – si abbandona il Fato per rivolgersi alla Storia, il risultato non cambia molto. La Germania porta sulle spalle il ruolo di ‘eterna seconda’: se si scorrono i precedenti, ci si accorge che oltre ai 3 titoli conquistati – nel 1954, 1974, 1990 (come Germania Ovest o unita) – la Deutsche Mannschaft è arrivata ben quattro volte in finale e altrettante in semifinale (sconfitta tre volte dagli azzurri). C’è la voglia di riscatto insieme a un progetto di ampio respiro.

Mentre in Italia Mario Balottelli veniva offeso da tifosi e giocatori con l’inevitabile dibattito ‘itadiota’ sulla sua convocazione tra gli azzurri, la Germania under 21 sperimentava il calcio del futuro e vinceva. Anche la nazionale tedesca maggiore si presenta a questi mondiali più giovane e multietnica rispetto al passato. Basterà tutto questo?

P.T.

“E” ci sono anche gli altri

Il Mondiale non è solo Italia e Brasile. Per non dimenticarlo si dia quindi spazio alle altre protagoniste. Uno dei gironi più attesi è quello del gruppo E, per la presenza di Olanda (due finali mondiali e un titolo europeo), Danimarca (un titolo europeo), Cameroon (un titolo olimpico e tante promesse non ancora mantenute) e Giappone (nulla, ma una scarsa ci doveva pur essere).

Cominciamo dalla provenienza calcistica della “rosa” delle squadre. L’Olanda schiera nove giocatori provenienti dal campionato olandese: nessuna stella, ma l’eterna promessa Afellay e il rudere van Bronkhorst. Cinque giocatori vengono dal campionato inglese e da quello tedesco, tre in tutto da quello italiano e spagnolo.

Per la Danimarca: sei giocatori dal campionato interno ma probabilmente nessun titolare, come da tradizione danese; ancora una volta tre in tutto da quello italiano e spagnolo; i restanti da quello olandese, inglese e tedesco, quasi equamente ripartiti.

Interessante quindi è la distribuzione praticamente omogenea dei calciatori di queste due squadre, tradizionalmente mai povere di talenti. Che i tanto decantati campionati latini abbiano qualcosa da imparare come talent scout? È probabile.

Passiamo al Cameroon. Doverosa la citazione dell’attaccante Aboubakar, unico giocatore proveniente dal campionato camerunense. Per il resto c’è un interessante migrazione dal campionato francese, che di solito schierava quasi tutti i leoni indomabili, verso altri lidi. Solo sei i camerunensi in Francia, gli altri sono sparsi in tutta Europa, dalla Turchia alla Scozia.

Discorso opposto per il Giappone: solo quattro i giocatori fuori dal suolo nipponico, tra cui il “nostro” Morimoto. Gli altri giocano tutti in patria, e tre di loro vengono dalla squadra con il nome più inquietante del panorama calcistico: i Kawasaki Frontale.

I.V.

Allarme Messi, ma non troppo

Quando una squadra esagera con scherzi e divertimenti, solitamente i casi sono due: o funziona tutto fin troppo bene, e allora le bravate sono conseguenza naturale, oppure le cose non vanno per il verso giusto, e allora si cercano espedienti per fare gruppo.

Ieri, al termine della partitella, la Seleccion si è esibita in un’insolita penitenza:

Di sicuro la qualificazione dell’Argentina a questi campionati del mondo non è stata delle più facili, anzi. Se poi Messi arriva in Sudafrica stanco…

Messi è arrivato stanco. Il danno è stato fatto ed è irreparabile. È strano, ci si preoccupa dei controlli antidoping ma non delle condizioni fisiche di un giocatore che arriva qui dopo aver disputato 70 partite in un anno e deve viaggiare da un punto all’altro del mondo. [...] Quelli della Fifa sono venuti alle sette del mattino per i controlli antidoping. Se fosse stato per me, li avrei fatti entrare più tardi, all’ora in cui era previsto che ci svegliassimo. È una follia fare una cosa del genere. Ma è così. Oggi il marketing ha la meglio sullo sport e anche per questo ci sono tanti infortunati. Stanno tirando il collo alla gallina dalle uova d’oro. Non possono essere così insensibili. E lo stesso vale per il pallone. Vogliono che ci siano più gol per dare spettacolo tirano fuori dei palloni del genere.

Queste le parole di Fernando Signorini, preparatore atletico della nazionale guidata da Maradona.

Argentina in difficoltà? Prima di dare una risposta ricordiamoci che ai Mondiali, quando la tensione cresce, le parole contano. E rimbombano, soprattutto nelle teste degli avversari.

S.C.

Il Jabulani e la deformazione professionale

Il secondo tormentone premondiale riguarda il pallone. I palloni sono tutti diversi l’uno dall’altro, (lo sanno bene i giocatori dilettanti) e in occasione di grandi manifestazioni vengono sempre proposti nuovi modelli. Quest’anno il Jabulani – che significa “festeggiare” – è stato oggetto di dure critiche, ma nulla di nuovo, se pensiamo alle precedenti edizioni:

Sembra uno di quei palloni che si comprano al supermercato

Julio Cesar, portiere del Brasile

Sembra uno di quei palloni che si usano per giocare in spiaggia

Iker Casillas, portiere della Spagna

Il nuovo modello è assolutamente inadeguato e credo sia vergognoso far disputare una competizione così importante, alla quale prendono parte tanti campioni, con un pallone del genere.

Gianluigi Buffon, portiere dell’Italia

Si vedranno tanti gol come in nessuna edizione dei mondiali.

David James, portiere dell’Inghilterra

In soccorso dei portieri sembra essere corsa anche la scienza, più precisamente i fisici dell’Università di Adelaide. Queste le parole del professore Derek Leinweber:

Il Jabulani viaggerà con più velocità, più effetto e più potenza, farà molte cose in maniera diversa da quelle che normalmente ci si aspetta. La tendenza a deviare improvvisamente farà si che che entrerà in rete un numero maggiore di tiri da lontano.

Controcorrente, due personaggi che le traiettorie preferiscono (preferivano) inventarle e disegnarle, piuttosto che studiarle e prevederle:

Da quando faccio il professionista ho sentito critiche ai palloni che si utilizzavano in questi tornei. E’ stato così alla Confederations Cup, ma anche ai Mondiali del 2002 e a quelli del 2006.

Kakà, trequartista del Brasile

I giocatori non utilizzino il pallone Jabulani per giustificare i loro errori. Il rendimento dipende dalla loro abilità, tutti hanno il tempo di allenarsi e di adattarsi entro l’inizio del mondiale.

Pelè, O’Rei

Punti di vista e deformazione professionale, non trovate?

S.C.

Internazionale, anche di fatto

Nemmeno un giocatore nerazzurro, tra gli azzurri. L’Inter, campione d’Italia e campione d’Europa, può in compenso vantare un altro record, che sembra la conseguenza scontata del primo: è la squadra italiana dalla quale i commissari tecnici hanno selezionato più giocatori militanti nel campionato italiano nella stagione appena conclusa.

Si tratta di Julio Cesar, Maicon e Lucio (Brasile), Milito e Samuel (Argentina), Etò’o (Camerun), Khrin (Slovenia), Muntari (Ghana), Sneijder (Olanda) e Stankovic (Serbia). E ricordiamoci che ci sono due esclusi di lusso, come Javier Zanetti ed Esteban Cambiasso.

A ruota, con 8 giocatori, seguono la Juventus, serbatoio della nazionale italiana con Buffon, Cannavaro, Chiellini, Iaquinta, Marchisio (Italia); Felipe Melo (Brasile); Poulsen (Danimarca); Caceres (Uruguay), e l’Udinese, con Di Natale, Pepe (Italia); Isla, Sanchez (Cile); Asamoah (Ghana); Lukovic (Serbia); Handanovic Samir (Slovenia); Inler (Svizzera).

Curiosi di sapere quanto contribuiscono le altre società italiane? Cliccate qui, e avrete la risposta.

S.C.

Che ne facciamo degli infortunati?

Da che mondo è mondo, un mondiale che si rispetti ha i suoi tormentoni premondiale.

Il primo tormentone che raccontiamo è quello degli infortunati. Se nel 2006 eravamo preoccupati per le condizioni di Totti, Gattuso, Del Piero, Zambrotta e Nesta, quest’anno i primi dei nostri pensieri sono Pirlo e Camoranesi.

Ma la lista è lunga, tanto lunga da permettere di creare una fantaformazione di infortunati eccellenti:

In porta Julio Cesar; difesa a tre, composta da Rio Ferdinand, Kjaer e Skrtel; un centrocampo di qualità e quantità, con Pirlo regista davanti alla difesa, linea mediana a quattro con Camoranesi, Essien, Ballack e Beckham. Robben libero di spaziare, dietro all’unica punta Drogba.

Prego Dio che ci benedica e ci protegga. Sappiamo che un infortunio è qualcosa che può succedere in qualunque momento, per questo motivo dobbiamo stare attenti in allenamento e nelle amichevoli ed evitare giocate rischiose e pericolose.

Lucio, capitano del Brasile

p.s. altro infortunio di lusso: si tratta di Nani, esterno del Man Utd e del Portogallo. Ora si può pensare anche ad un tridente Robben – Drogba – Nani.

S.C.